PIM e sostenibilità: gestire dati ESG, certificazioni e
Digital Product Passport

Il tema della sostenibilità è diventato un requisito di mercato che si lega alla gestione delle informazioni dei prodotti, alla loro accuratezza e alla coerenza su tutti i canali di vendita.
In questo articolo parliamo di come la sostenibilità si inserisce dentro i processi del Product Information Management.

Dati ESG: cosa sono e perché sono compresi nelle piattaforme di Product Information Management

I dati ESG (Environmental, Social, Governance) sono informazioni misurabili che descrivono come un’azienda – e soprattutto i suoi prodotti – impattano su ambiente, persone e processi di governance.
I dati ESG comprendono informazioni di prodotto come

  • composizione e origine materie prime
  • uso di sostanze critiche
  • consumi energetici e carbon footprint
  • durabilità, riparabilità, riciclabilità
  • informazioni su packaging e riciclo imballaggi
  • certificazioni (FSC, GOTS, OEKO-TEX…)
  • tracciabilità filiera e audit fornitori

Questi dati non sono che da considerare come attributi di prodotto, e sono da gestire esattamente come tutti gli altri: ordinandoli in modo centralizzato con appositi sistemi come i software di Product Information Management. Vi rimandiamo alla nostra guida ai PIM per una panoramica completa su questa tipologia di sistemi aziendali.

ESG data governance: la vera sfida non è raccogliere, ma centralizzare

Il problema delle informazioni frastagliate tra fogli di calcolo, mail e documenti vari non si fa sentire finché i prodotti in catalogo sono pochi e la filiera è semplice. Ma all’aumentare di questo tipo di complessità, non avere un sistema affidabile per la gestione dei dati di prodotto genera errori. Non solo: allunga i tempi, danneggia i brand.

Questa problematica tocca anche l’ESG data governance: un PIM centralizza le informazioni e imposta regole, ruoli e workflow per garantirne qualità e tracciabilità. Così l’azienda dispone di un repository strutturato di dati ESG di prodotto, pronto per essere distribuito quando serve.

Il supporto dei PIM all’ESG reporting

Con la direttiva CSRD e gli standard ESRS, le aziende devono produrre report di sostenibilità più dettagliati, verificabili e comparabili. E tra i requisiti più impegnativi ci sono quelli legati alla catena del valore: ESRS supply chain. In pratica si deve dimostrare, con dati, cosa succede a monte e a valle del prodotto.

Ma per costruire qualsiasi ESG reporting serio servono dati di prodotto accurati, dati delle filiere collegati ai prodotti e capacità di esportare quel set di informazioni verso report, portali, investitori e canali commerciali

Come avrete capito, il PIM facilita tutto questo perché tratta i dati ESG esattamente come gli altri dati di prodotto: li normalizza, li arricchisce e li distribuisce.

In questo modo la sostenibilità diventa un set di informazioni definito per ogni SKU che deve essere standardizzato per diventare accessibile lungo il ciclo di vita dei prodotti.

 

Il Digital Product Passport rientra nei dati gestiti dai programmi PIM

Il Digital Product Passport è un “passaporto digitale del prodotto” introdotto dal regolamento europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation): una sorta di identità digitale che raccoglie e rende disponibili informazioni sulla sostenibilità, la circolarità e la conformità di prodotti, componenti e materiali.

In pratica, il DPP nasce per rispondere a tre esigenze molto concrete:

  1. Trasparenza verso il mercato e i consumatori sulla sostenibilità dei prodotti
  2. Tracciabilità lungo la supply chain (tema centrale anche negli ESRS).
  3. Dati standardizzati e digitali per facilitare riuso, riparazione e riciclo.

 

Quali dati conterrà il DPP?

Il contenuto esatto varia per settore (moda, tessile, arredamento, alimentare, elettronica…), ma il quadro di riferimento è chiaro: il passaporto include dati specifici sul prodotto lungo tutto il ciclo di vita, definiti da atti delegati europei.
Queste informazioni rientrano nei dati ESG e riguardano la composizione e l’origine dei materiali, indicatori di impatto ambientale, packaging, tracciabilità e certificazioni ambientali: FSC, GOTS e OEKO-TEX, vanno gestite con codice certificato, validità e prodotti coperti, così da distribuirle correttamente su tutti i canali.

Con il Digital Product Passport quindi non si introducono dati nuovi, ma nuovi standard di distribuzione dei dati di prodotto che un sistema PIM tiene al sicuro.

Il PIM software come hub del Digital Product Passport

Il passaporto digitale del prodotto non è un PDF da allegare alla scheda prodotto. È un insieme di dati machine-readable, continuamente aggiornati, allineati per variante/SKU e accessibili tramite un identificativo univoco (spesso QR o standard GS1).

Queste caratteristiche coincidono con il lavoro quotidiano di un programma per la gestione dei dati di prodotto. Per questo il PIM è centrale nella progettazione del passaporto digitale:

  1. Data model per il DPP
    Nel PIM è possibile creare strutture ad attributi coerenti per categoria prodotto, includendo tutti i campi ESG necessari
  2. ESG data governance integrata
    Workflow, approvazioni e versioning garantiscono che i dati pubblicati nel passport siano affidabili e tracciati.
  3. Integrazione con sistemi e fornitori
    Il PIM raccoglie dati da ERP, PLM, portali fornitori o tool ESG e li normalizza a livello prodotto.
  4. Distribuzione multicanale
    Oggi quei dati vanno su e-commerce, cataloghi e marketplace. Domani vanno anche nel DPP, partendo dallo stesso record prodotto.

In sintesi, utilizzare programmi di gestione delle informazioni di prodotto permette di prepararsi al passaporto digitale senza creare un progetto parallelo, perché questi sistemi lavorano già sul cuore del problema: i dati.

DPP e settori: perché conviene muoversi ora

Il Digital Product Passport verrà reso obbligatorio per gruppi di prodotti a scaglioni, partendo dalle categorie più impattanti. Le prime applicazioni operative sono attese a partire dal 2026-2027, con una lista di settori in espansione.
Per chi lavora con cataloghi ampi (moda, tessile, home & living, alimentare, elettronica, cosmetica), arrivare preparati significa avere già oggi dati ESG puliti nel PIM, non rincorrerli quando diventeranno richiesti dai retailer o dalla normativa.

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FAQ

Le domande più frequenti

Quali sono i dati esterni per calcolare il rating esg​?

I provider di rating ESG incrociano i dati dichiarati dall’azienda con fonti esterne come registri e database pubblici (autorità, enti regolatori), report di ONG/organismi internazionali e monitoraggio di media/controversie per verificare eventi e comportamenti reali. Queste “alternative data” servono a validare e comparare il profilo ESG tra aziende.

Cos'è il Digital Product Passport?

Il Digital Product Passport è l’identità digitale del prodotto prevista dal regolamento europeo ESPR: un set di dati standardizzati sulla sostenibilità e la conformità del prodotto lungo il suo ciclo di vita. È machine-readable e accessibile tramite un identificativo univoco (spesso QR/standard GS1).

Come cambia il Digital Product Passport per il settore Alimentare?

Nel comparto alimentare, il DPP si concentra sulla tracciabilità totale: origine delle materie prime, valori nutrizionali e certificazioni di sostenibilità della filiera. Un software PIM permette di centralizzare questi dati (inclusi codici EAN e GTIN) per garantire la compliance alle normative UE e trasparenza verso i retailer.

Qual è il ruolo del PIM nel settore Moda e Tessile?

Per la moda, il passaporto digitale richiede la mappatura della composizione dei tessuti e delle condizioni di produzione. Utilizzare un PIM specifico per la moda facilita la raccolta di questi dati ESG, trasformando l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo grazie a schede prodotto complete e trasparenti.

Come gestire la conformità nell'Arredo e Design?

Nell’arredo, il DPP mira a documentare la durabilità e la riciclabilità dei materiali. Attraverso il PIM, le aziende possono gestire le certificazioni dei componenti e le istruzioni di smaltimento, assicurando che distributori e consumatori abbiano accesso a informazioni verificate sulla vita del prodotto.

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